La zampogna, lo strumento e il suono dei pastori

Zampogna

Tipicamente associata al Natale e agli ambienti pastorali, la zampogna è uno strumento musicale le cui origini e la cui creazione sono ancora oggi avvolte da un grande fascino.

Sin dal principio, la zampogna ha scandito le tappe più importanti dell’antico calendario agricolo ed è proprio tra i pastori che per anni si sono tramandate, in maniera esclusivamente orale, le conoscenze su questo strumento e la sua realizzazione artigianale.

Il suono della zampogna serviva a proteggere la terra dagli spiriti maligni, a invocare i santi durante le feste o come semplice intrattenimento durante i giorni spesi in solitudine sulle montagne.

In Italia, la zampogna è legata a doppio filo a un patrimonio culturale le cui tracce vanno preservate e valorizzate: ecco la sua storia e le sue caratteristiche.

Storia della zampogna

I pastori, anche se analfabeti, apprendevano come suonare la zampogna dal nonno o dal padre: nonostante non possedessero teoria musicale e fossero estremamente poveri, ognuno fabbricava la zampogna con materiali che aveva a casa propria ed essa diventava la malinconica compagna delle giornate passate a vigilare il gregge.

Gli stessi pastori, erano soliti esibirsi con questo strumento musicale per incrementare le proprie magre entrate. Nel tempo, attorno alla figura dello zampognaro è sorta tutta una letteratura romantica che lo dipinge come un individuo chiuso e un po’ burbero, geloso del proprio strumento aerofono e delle tecniche musicali associate.

Le origini mitologiche della zampogna

La zampogna affonda le sue radici nel mito: questo strumento risalirebbe a Pan, divinità del pantheon greco: per metà capra e per metà uomo, il dio Pan era protettore delle montagne e della vita agreste.

Ma egli era anche amante della musica e oltre a suonare il suo famoso flauto, formato da canne di diversa lunghezza unite tra loro, decise un giorno di aggiungervi un’appendice: una sacca di pelle, anche chiamata otre.

Sarebbe nata così la zampogna, conosciuta dagli antichi romani come “tibia utricularis” e diffusasi in tutta Europa, Asia e una parte dell’Africa.

In Italia, la zampogna e la figura dello zampognaro sono tipicamente meridionali: in Molise è addirittura lo strumento regionale, protagonista di numerose tradizioni ed eventi paesani. Le sue note risuonano ancora in Calabria, Basilicata, Lazio e Sicilia.

La zampogna nei secoli fino ai giorni nostri

Pare che lo stesso imperatore Nerone si dilettasse nell’utilizzo della zampogna, mentre nel 55 a.C Giulio Cesare mise in fuga i nemici britannici, spaventandoli con l’ausilio delle zampogne.

Ma è a partire dall’epoca medievale che lo strumento si diversificò in molteplici varianti territoriali: in Scozia ed Irlanda divenne cornamusa, in Francia la musetta e così via. In ogni caso, la sua principale funzione era sempre quella di scandire i momenti salienti delle giornate agresti.

Nell’antichità le zampogne venivano adornate con amuleti, cornetti e talismani a protezione del malocchio.

Oltre al già citato Molise, la zampogna è ben presente nel folklore calabrese, in particolar modo nei comuni che rientrano nella zona delle Serre.

Lì è ancora utilizzata nel suo contesto originario: i pastori la suonano per richiamare gli animali, oppure come intrattenimento nel corso delle transumanze.

Invece, durante novene e feste popolari, la zampogna si accompagna alla pipita, un aerofono in legno con imboccatura ad ancia.

Le caratteristiche strutturali e il suono della zampogna

La zampogna è formata da una serie di quattro o cinque canne di legno, le quali sono tenute insieme da un ceppo, chiamato testale.

Nonostante le suddette canne suonino diverse tonalità e possiedano lunghezza variabile, nel caso della zampogna a cinque canne, tre di esse suonano lo stesso suono, tali canne vengono dette cardiu, masculu e trumbuni, le altre due sono melodiche (destra e manca).

Questo strumento aerofono, si caratterizza per le ance, le quali possono essere singole o doppie, realizzate in canna (o in plastica nei modelli moderni): ritroviamo le ance doppie nelle zampogne laziali, molisane e siciliane, mentre Basilicata e nord Calabria prediligono le semplici.

Nell’otre, sacca ricavata da una pelle di capra o di pecora, si innesta il testale: le zampe della capra vengono chiuse o annodate, tranne una a cui è applicato il gonfiatore, mentre al collo si attacca la zampogna.

Quando si suona lo strumento, l’aria entra nel gonfiatore e successivamente nell’otre, per poi farne uscire un suono in base alla pressione esercitata dallo zampognaro.

Esistono zampogne di diverse lunghezze, le quali sono stabilite con un metro di misura chiamato palmo.

La costruzione dello strumento

I materiali utilizzati

In Basilicata si usano per lo più legni come acero, ciliegio e bosso, stagionati due anni: i pezzi ricavati dai tronchi vengono poi lavorati al torneo, dopo essere stati tagliati in quattro parti principali.

Anche le canne sono stagionate, mentre la pelle della capra utilizzata per la sacca viene conciata col sale; la pelle dell’animale viene rivoltata, dunque il pelo si trova nel lato interno.

In Calabria, prevale il legno di Erica arborea per le canne, mentre per le campane vari legni di alberi da frutto. La lavorazione avviene sempre al tornio e come decorazione è usato il corno di bue.

Realizzazione manuale dello strumento

Creare una zampogna richiede circa un mese di lavoro: trattasi di un oggetto totalmente artigianale e anche gli utensili che servono a fabbricarla sono realizzati artigianalmente.

Ognuno dei maestri, crea questi strumenti da sé, con i materiali che ha reperito e che non cede a nessuno: la realizzazione della struttura della zampogna è un processo complesso, che soltanto chi conosce il mestiere riesce a trasformare in uno strumento musicale.

La cura della zampogna prosegue anche dopo la sua realizzazione, poiché lo strumento ha spesso bisogno di essere accordato ed essendo costituito da materiali naturali come pelle e legno, è suscettibile al variare delle temperature.

Uno degli aspetti più straordinari di questo oggetto unico nel suo genere, è che non esistono manuali di costruzione della zampogna: tutto avviene tramite le nozioni apprese in famiglia nei secoli e perfino l’accordatura della zampogna si fa ad orecchio e senza device tecnologici.

Nonostante questi artigiani non posseggano nozioni di musica, la loro sapienza è talmente grande che riescono ad accorgersi subito se qualcosa non va tramite un unico suono.

Spesso, quella della costruzione della zampogna è una tradizione che viene custodita gelosamente e tramandata di padre in figlio, per centinaia di anni.

Alcuni esempi di questo fenomeno si possono trovare ancora una volta nel calabrese, dove esistono famiglie che hanno ereditato il mestiere di zampognaro per secoli e posseggono strumenti antichi, come la famiglia Tassone.

La figura dello zampognaro

Gli zampognari indossando un abbigliamento molto distintivo, in genere composto da capi d’ispirazione pastorale.

Vi troviamo il mantello, il cappello, giacca in fustagno, un panciotto, pantaloni, e scaldamuscoli e scarponi da montagna.

Secondo la tradizione, a indossare il mantello è il pipitaro, ovvero il suonatore di pipita, mentre lo zampognaro indossa il gilet.

Durante le rappresentazioni natalizie e i presepi, è comune che una coppia di zampognari suoni vicino la capanna di Gesù bambino, oppure che scendano in fila dalla montagna per annunciarne la nascita.

In genere gli zampognari suonano canzoni di Natale e rappresentano una sorta di figura fissa del presepe, tuttavia in pochi sanno che esiste un vero e proprio repertorio per la zampogna slegato dal Natale.

I servizi resi dai suonatori durante feste, sagre e presepi, vengono remunerati, dunque quello dello zampognaro può ritenersi un mestiere a tutti gli effetti; dall’altro lato però emerge il carattere chiuso di questa tradizione culturale, in quanto i segreti della zampogna non vengono mai tramandati ai forestieri, ma custoditi gelosamente.

Suonare la zampogna

Sebbene vi siano numerosi amanti e collezionisti che decidano di acquistare questo strumento musicale (a volte spendendo anche migliaia di euro per pezzi di pregio), in pochi riescono a suonarlo senza la preparazione adeguata.

Per suonare la zampogna serve una notevole quantità di aria, che andrà a riempire l’oltre: dunque, l’aspirante suonatore dovrà allenare la propria capacità respiratoria.

Gli stessi artigiani non sono inclini a insegnare le tecniche, ecco perché molte volte la zampogna si trasforma in un oggetto puramente decorativo, da esibire in casa.

Per vedere gli zampognari in azione, ci si può recare ad uno dei raduni nazionali, oppure intercettarli durante le sagre e gli eventi territoriali, specie nelle zone dove questa tradizione è più radicata.

A Scapoli, nel molisano, esiste il Museo Internazionale della Zampogna, dove è possibile ammirarne vecchi e pregiati esemplari provenienti da ogni parte del mondo, visionare foto e un’ampia documentazione iconografica e letteraria, nonché un’antica bottega artigiana.

LINK DI APPROFONDIMENTO

Breve storia degli aerofoni a sacco
Il portale della zampogna
Museo della zampogna di Scapoli

VIDEO

Fabbricazione di una zampogna
Zampogna: l’anima del sud Italia (documentario)
Come accordare la zampogna